Gli artigiani brianzoli reclamano la riforma fiscale

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BRIANZA – Gli artigiani brianzoli reclamano a gran voce la riforma del fisco. Tra i provvedimenti annunciati dall’Esecutivo per dare una svolta al Paese, i micro, piccoli e medi imprenditori chiedono interventi urgenti sul pacchetto fiscale, il cui cuneo è unanimemente giudicato come insopportabilmente elevato.

Del resto è la Banca Mondiale, con il rapporto annuale “Paying taxes”, a certificare come le imprese italiane siano in vetta alla classifica delle più  tartassate sul pianeta, con lo stratosferico 65,8% di peso sopportato tra imposte, tasse e contributi.  Stagione di riforme, dunque, quella avviata dal Governo presieduto da Matteo Renzi, che punta a modificare alcuni apparati dello Stato all’insegna di una maggiore razionalizzazione organizzativa e di costi. Obiettivo: rilanciare un Paese alle prese da troppi anni con la crisi economica, la stagnazione dei consumi, una pressione fiscale alle stelle e una burocrazia che contribuisce ad appesantire le difficoltà quotidiane di imprese e cittadini.

Ma quel è la riforma giudicata più necessaria ed urgente dal mondo produttivo artigiano e delle micro, piccole e medie aziende brianzole? L’Unione Artigiani lo ha chiesto attraverso un sondaggio on line cui hanno risposto 300 artigiani di tutti i settori.

In testa  nella partecipazione all’indagine, anonima e su base volontaria, la manifattura con il 25,62%, seguiti da impiantisti e installatori (21,38%) e dagli autotrasportatori (16,93%).

Imprese in larga parte con più di 15 anni di vita (63,44%), seguite a distanza da quelle comprese tra i 10 e i 15 (14,31%) e i 5-10 (9,37%); prevalentemente con massimo 2 dipendenti (41,13%) o addirittura individuali (30,77%). Poche le strart up (0,35%) e le ditte di recente costituzione (4,51%).

Cosa hanno risposto dunque alla domanda sulle riforme? Ben il 76,32% di chi ha risposto ha plebiscitariamente indicato la  riforma fiscale volta all’abbassamento della pressione delle tasse su imprese e cittadini. A larga distanza (11,97%) la riforma del lavoro per favorire il rilancio occupazionale e la riforma della Pubblica Amministrazione (7,62%) per semplificazioni e meno burocrazia. Molto meno interessanti le riforme istituzionali (modifica del Senato, abolizione delle Province) pensate per ridurre i cosiddetti costi della politica. Solo per il 2,94% degli artigiani  risultano infatti prioritarie rispetto a interventi evidentemente molto più concreti e diretti su fisco, lavoro, burocrazia. In generale, tutti i settori invocano interventi sul fisco.

“La massiccia opzione sulla riforma fiscale – commenta il segretario generale dell’Unione Artigiani, Marco Accornero –non ci sorprende. Anzi, conferma con dati concreti la forte sensazione dell’insopportabile peso dei tributi sulla vita quotidiana degli imprenditori, ma anche dei cittadini. Da tempo facciamo appello alle istituzioni che guidano il Paese affinchè si intervenga sul taglio del cuneo fiscale. La somma della miriade di tasse, imposte e contributi in Italia dimostra l’esattezza della curva di Laffer: più alti sono i contributi richiesti dallo Stato e, paradossalmente, meno sono i ricavi ottenuti, con grave dissesto dell’economia nazionale. Meno risorse nelle tasche delle piccole imprese e meno spesa per gli investimenti e dunque meno crescita. Meno soldi nelle mani dei cittadini, meno consumi e quindi fatturati interni a picco e deflazione.”

Tra i singoli settori artigiani che hanno risposto al sondaggio, primeggia infatti fra tutti l’invocazione verso la riforma del fisco, con punte dell’80,25% fra chi si occupa di servizi alla persona, del 78,8% per impiantisti e installatori, del 73% nell’alimentare e nell’artistico.

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