Gli Anni più belli forse sono i più vacui

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Ho visto finalmente, dopo i mesi del lockdown di attesa, l’ultimo film di Gabriele Muccino. Gli Anni più belli, storia di un’amicizia che attraversa tutto tra quattro personaggi in cerca di … sostanza: Gemma, spettacolare Micaela Ramazzotti, Giulio, meno convincente Pierfrancesco Savino, Kim Rossi Stuart, ottimo come sempre e azzeccato nella parte (ma qui sono io di parte lo trovo bravissimo), Riccardo, bravo Claudio Santamaria. La storia è la stessa di C’Eravamo tanto amati di Ettore Scola, ma la sostanza manca. Manca, tuttavia, perché dagli anni 80 – quando parte il film – ai giorni nostri, noi che negli anni 80 eravamo coetanei dei protagonisti, ci siamo ritrovati in pieno. Vacui, senza più forti ideologie e alla ricerca di un cambiamento che non riusciamo a costruire. E così l’unica vera figura forte, quella che emerge, è quella femminile di Gemma, bella e appassionata, innamorata della vita nonostante la sua sfortuna personale di orfana, ma anche quella di Anna la ex moglie di Claudio Santamaria – interpretata da Emma Marrone – che conclude la sua inconcludenza, pur con cattiveria. In tutti i rapporti a due del film, tranne che nell’amore puro e vero di Paolo, si legge la vacuità dei tempi che noi purtroppo abbiamo attraversato, subito, agito e sofferto. Sullo sfondo, ma solo sullo sfondo, c’è la storia con la S maiuscola: quella della caduta del muro di Berlino in tv, quella di tangentopoli, quella di Berlusconi prima e del Movimento Cinque Stelle (che qui è a sei stelle). Chi ha vissuto quell’epoca piangerà, e in bocca resterà tanta amarezza, chi è giovane apprezzerà la superficialità. Gli altri confronteranno con Scola che ovviamente vincerà. Comunque da vedere per l’ambientazione, le musiche di Piovani, le interpretazioni della Ramazzotti e (a sorpresa di Emma Marrone) la sigla finale di Claudio Baglioni. In attesa del prossimo Muccinostory.

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