Giorgio Teruzzi porta Senna a Concorezzo

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CONCOREZZO – Non è l’ennesima biografia del campione, né il racconto delle sue tante vittorie. “Suite 200” è la storia dell‘ultima notte di Ayrton Senna in quel di Imola, a poche ore dal Gran Premio di quel primo aprile 1994 entrato, purtroppo, nella storia.

Per Giorgio Teruzzi, celebre giornalista Mediaset da anni sui circuiti di Formula Uno di tutto il mondo, ha presentato poche ore fa alla Libreria Ghiringhella di Concorezzo il suo libro. Lo ha fatto di fronte a un gruppo di appassionati che lo ha sommerso di domande e curiosità. Tutti – Teruzzi compreso – uniti dalla passione per Ayrton, molto più che un campione dello sport. Al di là dei tre mondiali vinti tra la fine degli anni ’80 e ’90.

“Ho parlato con il proprietario della trattoria nella quale Ayrton ha cenato la sera prima dell’incidente – racconta Teruzzi -: un tipo burbero che sembrava aver poca voglia di chiacchierare ma che, parlando di Senna, si è commosso e ha pianto per 40 minuti. E ho incontrato le signore che rifacevano le stanze nell’albergo che mi hanno parlato di lui come si parla di un figlio…“. Insomma, il giornalista ha cercato di raccontare Senna da una prospettiva nuova, originale.

Lo ha fatto con uno stile scorrevole, in un testo snello e appassionante, a tratti commovente. Ma d’altra parte è lui stesso ad ammettere che Ayrton non era uno dei tanti piloti che ha seguito e conosciuto in ambito professionale. “Lui non era solo un pilota con un talento enorme, era un’altra roba. Era una persona con una fede in Dio tutta particolare, un uomo che arrivava da una famiglia ricca, ossessionato dall’idea di dover restituire “qualcosa” alla sua gente, al suo paese (non a caso, in 20 anni, la Fondazione Senna ha aiutato oltre 12 milioni di bambini).

“San Paolo è una città enorme e ricordo che al suo funerale c’era un corteo funebre di 31 chilometri che aveva paralizzato la città...” dice ancora Teruzzi. Insomma, Ayrton Senna è e resterà per sempre un fenomeno al di là delle corse, dello sport di cui era campione. E le sue ultime ore, quell’ultima notte nella Suite 200 a Imola sono un fiorire di coincidenze, emozioni, sangue e dolore in quello che resterà uno dei weekend più tragici della storia della Formula Uno.

 

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