Giallo di Marcheno, processo al nipote al via?

0
332

È stata rinviata al 10 dicembre prossimo la decisione del Gup di Brescia Alberto Pavan sul rinvio a giudizio di Giacomo Bozzoli, il nipote dell’imprenditore dell’acciaio Mario, sparito nella sua fonderia l’8 ottobre del 2015. In quella data il giudice potrebbe decidere o di mandare a processo in Corte d’Assise il parente di Bozzoli per omicidio volontario e distruzione di cadavere, così come ha chiesto la Procura Generale insieme alle parti civili (la moglie e i figli di Mario Bozzoli e l’associazione Penelope), oppure disporre il non luogo a procedere per Giacomo, così come ha chiesto l’avvocato difensore Luigi Frattini. Quest’ultimo è sempre stato convinto che la Procura, che ha indagato con i carabinieri per tutti questi anni spendendo oltre 1 milione e mezzo di euro, non abbia in mano nulla per incastrare il 38enne di Marcheno. «Non possiamo che sperare che il processo vada avanti e che la giustizia faccia il suo corso – ha detto l’avvocato Vanni Barzellotti che segue la moglie di Bozzoli Irene Zubani e i figli Claudioe  Giuseppe – abbiamo aspettato troppo tempo e l’attesa ci ha distrutto». «Mario Bozzoli non è mai uscito vivo da quella fonderia ne siamo convinti – ha confermato Benedetta Donzella, avvocato dell’associazione Penelope che si occupa degli scomparsi – pensare che sia fuggito chissà dove come tentano di farci credere è assurdo: lui non era solo un imprenditore ma era un lavoratore, un padre e un marito esemplare».

La vicenda con i contorni del giallo e del delitto (quasi) perfetto inizia l’8 ottobre del 2015 proprio nella fonderia dei Bozzoli a Marcheno, una ditta dopo il delitto fallita e rinvenduta all’asta. L’accusa sostiene che Giacomo, sul quale pesano diverse dichiarazioni nelle quali confermava l’odio verso lo zio e la volontà di eliminarlo, abbia atteso Mario nello spogliatoio verso le 19.13 e lo abbia ucciso, poi ne abbia portato fuori il cadavere in un sacco in un secondo momento facendolo sparire nel nulla. Non verrà mai trovato. Il movente? Economico. La vicenda si intreccia con quella della morte altrettanto misteriosa, una settimana dopo, dell’operaio della fonderia Beppe Ghirardini amico di Mario, trovato avvelenato con una capsula di cianuro a Case di Viso sul Tonale. Per quel fatto si è indagato per istigazione al suicidio nei confronti di Giacomo e il fratello Alex, ma la Procura ha chiesto l’archiviazione che verrà discussa il 23 dicembre. I parenti di Ghirardini non ci stanno e sono convinti che non si sia trattato di suicidio. La battaglia legale va avanti.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here