Giallo di Garlasco, si va verso la revisione del processo?

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Chiara Poggi era un’impiegata di 26 anni laureata in Economia, residente in una villetta con la famiglia a Garlasco, comune non piccolo in provincia di Pavia. Chiara era una ragazza semplice, acqua e sapone, molto legata alla famiglia e al suo fidanzato Alberto. Chiara il 13 agosto 2007 è sola in casa perché i suoi sono in vacanza e la sera apre la porta a chi diventerà il suo assassino. A chiamare il 118 è proprio Alberto Stati, il suo fidanzato che il giorno dopo va a trovarla e rinviene il suo cadavere in un lago di sangue e con il cranio fratturato nella tromba delle scale che portano alla tavernetta della villa. Il 24 settembre Alberto viene arrestato. Il fatto che non si fosse sporcato le scarpe con tutto quel sangue e le incongruenze nel suo racconto rispetto alla scena del crimine pesano come indizi contro di lui. Dopo 4 giorni Alberto viene liberato, non ci sono indizi così importanti. A dicembre di due anni dopo viene assolto. Il 7 aprile 2011 è la Corte d’Appello a confermare l’assoluzione per non aver commesso il fatto, malgrado l’alibi del giovane fosse caduta. Lui aveva detto di essere stato impegnato con la tesi nell’ora del delitto stimata tra le 10.30 e le 12 di quella mattina, ma dal suo pc non risulta. Comunque il 18 aprile 2013 la Cassazione annulla quella sentenza chiedendo di esaminare alcuni reperti, tra cui il Dna subungueale di Chiara e un capello. Il 17 dicembre 2014 Stasi viene condannato a 24 anni per l’omicidio di Chiara. La Prova è proprio la camminata computerizzata sulla scena del crimine che dimostra come fosse impossibile non sporcarsi. Alberto dunque aveva cambiato le scarpe e distrutto la prova quando era andato nella villa a chiamare i soccorsi. Per il rito abbreviato la pena definitiva arriva a 16 anni. La Cassazione conferma a dicembre 2015 malgrado anche l’accusa avesse chiesto di annullare con rinvio la sentenza. Stasi è da quel giorno nel carcere di Bollate e si dichiara innocente. I suoi legali non demordono e tentano la revisione chiedendo di indagare su un amico del fratello di Chiara il cui Dna viene trovato sotto le sue unghie. A dicembre 2016 si riapre tutto ma la Corte d’Appello di Brescia rimanda al mittente la richiesta di revisione e la pista si chiude. A maggio 2017 i legali di Stasi chiedono alla Cassazione la revoca di nullità ma non la ottengono. Stasi si affida al nuovo legale Laura Panciroli che va avanti sulla richiesta di revisione e il 22 giugno deposita la richiesta alla Corte d’Appello di Brescia. «Sono stati individuati e sottoposti al vaglio della competente Corte di Appello di Brescia elementi nuovi, mai valutati prima, in grado di escludere, una volta per tutte,  la sua responsabilità – dice la Panciroli – le circostanze su cui era basata la sua condanna (le stesse, peraltro, sulle quali era stato prima, ripetutamente, assolto) sono ora decisamente smentite. Si è sempre dichiarato innocente e in molti hanno creduto che la verità andasse cercata altrove. Ora ci sono elementi anche per proseguire le indagini”. Entro luglio 2020 la Corte d’Appello deciderà se chiudere definitivamente la questione o riaprire tutto. Al di là del fatto che è rarissimo che si conceda una revisione, ogni volta che si parla di un caso ormai chiuso la ferita si riapre nel cuore dei familiari di Chiara. «Molti giudici si sono pronunciati sulla colpevolezza di Stasi, ma certo si può chiedere revisioni all’infinito…il punto è che è sempre come se Chiara morisse di nuovo», ha commentato il legale della famiglia Poggi Gianluigi Tizzoni.

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