Furti alle case dell’acqua, Brianzacque ne chiude quattro

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Cinque case dell’acqua temporaneamente “fuori servizio” dopo una raffica di furti e atti vandalici. È successo a Meda, Muggiò, Desio e Varedo dove negli ultimi tempi si sono consumati diversi episodi odiosi come il danneggiamento delle sertrature, il taglio dei sacchetti porta spiccioli, al furto delle monetine, e infine alla rottura delle strumentazioni interne con conseguente blocco dell’erogazione dell’acqua. Dopo aver provveduto a riparare i guasti per diverse volte la scorsa domenica i vertici di BrianzAcque, la public utility dell’idrico brianzolo che sul territorio gestisce 11 chioschi, a cui presto se ne aggiungeranno altri sedici, ha deciso di chiudere per ora questi impianti razziati. «Siamo dispiaciuti e ci scusiamo con i cittadini che quotidianamente dimostrano di apprezzare questo servizio, ma ciò che è accaduto è tanto grave, quanto assolutamente intollerabile –  ha commentato Enrico Boerci amministratore delegato di Brianzacque – La soluzione di chiudere è dettata dalla necessità di eseguire gli interventi di ripristino e di prospettare ai Sindaci soluzioni che, per il futuro, ci mettano al riparo da questo genere di razzie».  Sugli episodi stanno indagando i carabinieri. La scorsa estate, nel mese di giugno, la “fonte” di viale Rebuzzini, a Varedo, è stata presa di mira per ben quattro volte nel giro di una settimana. E i raid sono ripresi, secondo un copione che è più o meno lo stesso. Incuranti della telecamera di sorveglianza di ogni chiosco, nel corso della notte, gli ignoti incursori, dopo aver manomesso la serratura d’ingresso, recidono il sacchetto che contiene gli incassi giornalieri, asportano i soldi, mandando in tilt anche gli impianti che garantiscono la distribuzione dell’acqua. «Mi auguro – conclude Boerci – che anche sulla base dei filmati delle apparecchiature di videosorveglianza fornite da BrianzAcque, gli inquirenti riescano a risalire quanto prima agli autori di vandalismi che ogni volta che entrano in azione infergono una ferita e un danno al patrimonio pubblico».

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