Falso ginecologo adescatore condannato a 8 anni

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Adescava minorenni su Instagram con il nome di dottoralbertoberti, fingendosi ginecologo e proponendo una finta cura anticoncezionale chiamata Neutro. È stato condannato a 8 anni di reclusione dal tribunale di Milano il  cinquantenne brianzolo, con moglie e figli, arrestato nel 2019 dopo un’indagine durata un anno per violenza sessuale nei confronti di due minorenni di 15 e 17 anni. L’attività investigativa svolta dai poliziotti del Commissariato di Monza era partita nel 2018 dopo la denuncia del padre di una minorenne: la giovane era stata dapprima circuita attraverso instagram e whats appe poi abusata in un appartamento nella disponibilità di un uomo che si era spacciato per ginecologo e che le aveva prospettato un fantomatico trattamento anticoncezionale denominato
“Neutro”.Le indagini svolte dai poliziotti anche con  servizi di appostamento e pedinamento, e mediante l’utilizzo di GPS, analisi di tabulati telefonici, ricerche in banche dati e individuazioni fotografiche hanno consentito di individuare l’appartamento utilizzato e successivamente l’uomo. Per acquisire riscontri e accertare il coinvolgimento di altre
vittime gli agenti del Commissariato Monza hanno analizzato i profili social utilizzati dal delinquente che consentiva di individuare decine di profili “fake” e di osservare il suo schema di adescamento ingegnoso e subdolo. L’indagato aveva costruito multipli di sé attraverso identità virtuali, utilizzando i suoi “alter ego” per adescare con l’inganno ragazze
minorenni ed indurle a credere di chattare con coetanee dello stesso sesso che, consolidando la sua rete di fiducia, persuadevano la vittima a sottoporsi al fantomatico “trattamento”, sfruttando con furbizia lo stesso linguaggio adolescenziale. Dopo aver agganciato la preda, la modalità di coinvolgimento della stessa nella relazione sessuale veniva tarata sulla base delle fragilità osservate e delle risposte comportamentali ricevute.
Già dalle prime investigazioni è risultata evidente la serialità degli stratagemmi ed artifizi utilizzati dall’indagato. «La circonvenzione di cui è caduta vittima la quindicenne  è stata
realizzata con il ricorso ad una posizione autoritativa, quella di “medico”, percepita dalle
vittime come rassicurante e sufficiente ad attribuirgli fiducia e credibilità con l’ingannevole trappola di una prestazione (trattamento)», si leggeva nelle carte processuali.
Le vittime, come anche delineato nella relazione clinica della psicologa che ha coadiuvato gli agenti del Commissariato Monza in sede di audizione delle minori, «avevano subito atti sessuali altamente lesivi, in quanto, loro, prive degli strumenti per
riconoscerli». Non si sono mai escluse altre vittime oltre alle due accertate nel processo.

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