Ezio Bosso, la musica come ragione di vita

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In occasione della morte di Ezio Bosso, il grande compositore, direttore d’orchestra e interprete che ha commosso l’Italia e ci ha lasciato alcuni giorni fa a soli 48 anni, abbiamo voluto pubblicare un commento di Antonetta Carrabs, presidente della Casa della Poesia di Monza che, pur non avendolo mai conosciuto direttamente, ne è rimasta affascinata.

DI ANTONETTA CARRABS

“La musica è la vera terapia, è necessaria perché ci insegna la vita e ci aiuta ad essere umani. Dirigo con gli occhi, con il sorriso, mando baci quando qualcuno ha fatto bene. Ho davanti a me un mondo di suoni fatti di primi e secondi violini, violoncelli, bassi, flauti, oboi, clarinetti, fagotti, corni, trombe, tromboni, percussioni. Abbiamo bisogno di musica per essere umani, per tornare a essere una società. Il potere magico della musica è infinito grazie a quella partitura che ci rende tutti uguali, un’unica società che lavora per essere migliore.” Queste parole di Ezio Bosso ci fanno capire quanto la musica per il grande musicista appena scomparso è stata la passione più grande, la sua ragione di vita; la musica era per lui una necessità, era come respirare, era come l’acqua, era come la poesia per Ernesto Cardenal e cioè “canasta basica”, il paniere dei beni essenziali per la vita come il pane, l’olio. Bosso nasce a Torino il 13 settembre 1971. Gli studi lo porteranno a Parigi all’età di 16 anni dove debutta come solista. In seguito frequenta l’accademia di Vienna dove studia contrabbasso, composizione, direzione d’orchestra. Suonerà come contrabbassita nella Chamber Orchestra of Europe di Claudio Abbado. Con l’Associazione Mozart14 porterà la musica nei luoghi del dolore, nelle carceri, negli ospedali. Pianista, compositore e direttore d’orchestra, dal 2011 conviveva con una malattia neurodegenerativa che l’aveva costretto in carrozzella. La vita purtroppo non è stata generosa con lui: si ammala anche di cancro e muore a Bologna all’età di 48 anni. Nel mese di settembre dello scorso anno rinuncia a suonare il pianoforte a causa dei forti dolori alle mani; il fisico è molto provato ma, non appena sale sul predellino del direttore, Bosso si trasforma, è un’altra persona. La passione che lo guida gli fa vincere anche il dolore. Un musicista che voleva cambiare il mondo: “l’arte e la bellezza sono contagiose e sarà così che cambieremo così il mondo”, andava ripetendo. Era figlio di operai e, fin da bambino, ha lottato col pregiudizio che un povero non avrebbe potuto fare il direttore d’orchestra. Lo studio è stato un riscatto. “Lasciamoci guidare dalla musica – diceva – perché la musica è anche un gesto di umiltà. Puoi riconoscere la grandezza dell’altro e diventi grande insieme a lui”. La sua prematura scomparsa ha commosso anche il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che così ha dichiarato: “sono rimasto molto colpito dalla prematura scomparsa del maestro Ezio Bosso. Desidero ricordarne l’estro e la passione intensa che metteva nella musica, missione della sua vita, e la sua indomabile carica umana”. E’ venuto a mancare il pianista che sapeva far commuovere, l’uomo che ha lottato come un leone fino alla fine e che ha trasformato ogni sua sconfitta in una rinascita

 

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