Enzo Tortora, inaugurato oggi l’auditorium «Polo Soderini» della Provincia di Milano dedicato al noto giornalista

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MILANO (RED)  In occasione del trentennale dell’arresto di Enzo Tortora, si è svolta, questa mattina, l’inaugurazione dell’auditorium «Polo Soderini» della Provincia di Milano. La struttura di proprietà dell’Ente (500 posti, sale riunioni da 40, 60 e 80 posti, sala esposizioni per eventi e mostre, punto ristoro, uffici e sportelli aperti al pubblico per l’orientamento ed il lavoro), progettata nel gennaio 2009 e ultimata nel febbraio dello scorso anno, è stata intitolata al noto giornalista. Si tratta della prosecuzione dell’iniziativa annunciata dal presidente Guido Podestà nel corso del Consiglio provinciale del 16 Maggio scorso, in occasione dell’anniversario della morte del conduttore di «Portobello», avvenuta il 18 Maggio 1988. In quell’occasione, il presidente Podestà affermò che il gesto dell’Amministrazione avrebbe garantito «alle future generazioni non solo di riflettere sulla tragedia di Tortora ma anche di esercitare, nel migliore dei modi, il diritto di pretendere verità e giustizia».

Oggi, nel giorno della sua apertura ufficiale, una tavola rotonda moderata dal giornalista Paolo Liguori (direttore «New Media» di Mediaset) si è soffermata sul rapporto talvolta “distorto” tra giustizia e media nel nostro Paese. La lettura del messaggio del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano (il Capo dello Stato ha ricordato «la drammatica vicenda giudiziaria» di Tortora e il suo «sempre corretto comportamento civile, anche in quei momenti che pure lo videro ingiustamente colpito») ha, di fatto, avviato il dibattito, arricchito anche dal saluto inviato da Luciano Violante. Nella sua missiva, l’ex presidente della Camera ha ricordato la vicenda di Tortora e, in particolare, la «spettacolarizzazione della informazione sulla giustizia che […] non si comportò da watchdog dell’esercizio del potere giudiziario, come sarebbe stato suo dovere. Gran parte della comunicazione si comportò invece in modo servile nei confronti dell’accusa, puntando sulla teatralizzazione del processo e della figura del principale accusato. E ci fu chi tenne bordone: altrimenti non ci sarebbe stata la tragica passerella in manette davanti alle telecamere […]. Nacque con quel processo l’intreccio tra giustizia penale e cronaca giudiziaria con carriere giudiziarie costruite sulla base della popolarità acquisita sui mezzi di comunicazione e carriere giornalistiche costruite sulla base della pubblicazione di notizie riservate […]. Il diritto a informare e a essere informati è garantito dalla Costituzione; ma la Costituzione garantisce anche la dignità delle persone. Una informazione può essere completa  e rispettosa della dignità delle persone senza essere né voyeristica né persecutoria […]. E infine credo che a ciascun magistrato e a ciascun giornalista che entra nella professione dovrebbe essere consegnata una pagina con su scritto: “Ricordati di Enzo”».

Oltre a Podestà, hanno preso parte all’incontro anche Roberta Angelilli (vicepresidente del Parlamento europeo), Rita Bernardini (già presidente del Partito Radicale), Raffaele Della Valle (già avvocato di Tortora), Vittorio Feltri (direttore editoriale de «Il Giornale»), Massimo Fini (giornalista e saggista), Clemente Mastella (europarlamentare, già ministro della Giustizia), Giancarlo Mazzuca (direttore de «Il Giorno»), Gaetano Pecorella (avvocato) e Carlo Verdelli (giornalista).

Nel corso della manifestazione, alla quale hanno partecipato pure Gigliola Barbieri (storica collaboratrice di Enzo Tortora) e Francesca Scopelliti (presidente della Fondazione internazionale per la Giustizia «Enzo Tortora»), l’attrice Giulia Lazzarini ha interpretato un brano tratto dalla «Storia della colonna infame» di Alessandro Manzoni, il testo con il quale Tortora volle farsi cremare insieme con i suoi occhiali.

«In occasione dei 30 anni dall’arresto, era doveroso dedicare a Tortora l’Auditorium della Provincia – ha dichiarato il presidente Podestà -. Il nostro obiettivo è quello di consentire alle future generazioni di comprendere il dramma vissuto da Enzo mentre tentava di affermare verità e innocenza. Il mio pensiero va, in questo momento, a quei detenuti che non hanno voce, che spesso non sono in grado di difendersi. Quanto al rapporto tra media e magistratura (o, meglio, una parte di essa), tema che ha caratterizzato il dibattito di oggi, ritengo sia necessario circoscrivere il pericolo legato alla “spettacolarizzazione” dei casi giudiziari, che talvolta prescinde dalle vere responsabilità. Lo dico senza polemica ma nell’interesse di un Paese con molte difficoltà, ma che è, senz’altro, capace di superarle».

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