Dalla tragedia di Utoya al riscatto sul palco del Franco Parenti

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Il 22 luglio 2011 Anders Behring Breivik compie due attentati, al Palazzo del Governo ad Oslo e sullʼisola norvegese di Utøya, dove era in corso un raduno di giovani del Partito Laburista. Perdono rispettivamente la vita 8 e 69 persone, tra cui ragazzi tra i 12 e i 20 anni: una delle vicende più gravi che abbia colpito lʼEuropa. Il testo teatrale che racconta questa tragedia, di Edoardo Erba, scritto con la consulenza di Luca Mariani, autore del libro Il silenzio sugli innocenti, indaga la natura e lʼorigine di questo oblio. In scena al Franco Parenti dal 21 al 23 luglio 2021,  la storia di tre coppie, legate in modo diverso a quanto accadde durante quel giorno terribile e interpretate tutte da Scommegna e Fabbris, marito e moglie, genitori di unʼadolescente obbligata dal padre ad andare al campus; due poliziotti in servizio sulla sponda di fronte allʼisola; fratello e sorella, proprietari di una fattoria che confina con la casa di un “troll”, un individuo sospetto che si scopre poi essere Breivik. Le loro vicende sono il mezzo che permette di scavare a fondo delle ragioni stesse della violenza come manifestazione di disagio, entrando nelle crepe di una società impossibilitata a prevenire questi atti perché incapace di connettere il tessuto sociale.

Scrivere un testo su quanto è avvenuto a Utøya, in Norvegia, nel 2011 è un’impresa impegnativa. Il Teatro non è il luogo della documentazione e dell’informazione in primis, è la sede di una riflessione. E la riflessione su un avvenimento del genere sconcerta: non è un gesto di follia, ma contemporaneamente lo è. Non è cospirazione politica, ma contemporaneamente la è. Non è un esempio di inefficienza dei sistemi di difesa, e tuttavia lo è. Non è un caso di occultamento dell’informazione, però lo è. Quando ero un ragazzo e aprivo il giornale avevo una griglia, forse un po’ rozza ma funzionale, per classificare quel che succedeva. Pareva che in tutto il mondo alcune semplici categorie bastassero per inquadrare un avvenimento, e dessero la possibilità alle persone di trovare un modo per reagire. Ma dopo il 1989 il mondo è diventato un posto molto più complicato da interpretare, e dopo il 2001 capire un evento è come entrare in un labirinto. Ciò che il Teatro, anzi la mia scrittura teatrale, può fare dentro questo labirinto è trovare dei personaggi che lo percorrano e che ce lo restituiscano attraverso il filtro della loro personalità e dei loro rapporti. Così con Arianna, Mattia, Serena e Luca, compagni in questa avventura, abbiamo scelto di tornare là, in Norvegia, quel terribile 22 luglio del 2011, a osservare tre coppie coinvolte in modo diverso in quello che stava accadendo. Attraverso di loro ho spalancato una finestra di riflessione, che se non ci da tutto

il filo per uscire da quel labirinto, per lo meno a sprazzi, ne illumina alcune zone oscure con la luce della poesia. – Edoardo Erba

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