Dal carcere di Monza alla città le parole delle “ortiche” pungenti

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“Noi siamo ortiche pungenti,…ma puoi trasformarti da ortica in fiore che non punge desideroso di essere raccolto”. Lo ha detto, recitando uno dei versi contenuti nell’antologia “Il Giardino delle Ortiche” dei detenuti di Monza, Leonardo Cazzaniga. L’angelo della morte – come si faceva chiamare quando era primario a Saronno, condannato per una decina di morti in corsia e non solo – si trova infatti detenuto a Sanquirico e qui, insieme ad un gruppo di irriducibili “giornalisti” tra le sbarre partecipa alla classe di narrazione e giornalismo tenuta da Antonetta Carrabs, insegnante e presidente di Zeroconfini Onlus. Con la sua guida questo gruppo di detenuti ha trovato nella scrittura, sia di prosa che di poesia, la rinascita e la speranza per il futuro. E quegli scritti sono ogni due mesi gli articoli che riempiono l’inserto “Oltre i confini” che esce con Il Cittadino di Monza al giovedì. «L’idea di fare un giornale vero che non fosse solo per i detenuti ma per tutti è nata quasi per caso dal loro impellente bigogno di scrivere – ha spiegato la Carrabs – poi la lungimiranza del direttore del carcere e di quello del Cittadino hanno fatto il resto; i miei ragazzi ci tengono a raccontare al mondo la loro immesa umanità». E così se Cazzaniga ha preferito una riflessione sul post pandemia, pur filosofica, e le bellissime poesie, gli altri hanno raccontato le loro angosce, la bellezza del primo colloquio con la famiglia, la tristezza della perdita di un proprio caro. «Quando sono diventato direttore del Cittadino e mi hanno raccontato di questo progetto ne sono stato subito catturato – ha detto Cristiano Puglisi, il direttore – spesso fuori non si vuole vedere cosa c’è in carcere, ma il confine tra l’errore e il non sbagliare è labile per tutti». Nel carcere di Monza pian piano dopo la pandemia si tanno riprendendo tutte le attività come quella del laboratorio di scrittura, con tutte le difficoltà. «Abbiamo vaccinato l’85 per cento dei detenuti e ne siamo felici – ha detto il direttore Maria Pittaniello – pian piano torneremo alla normalità e speriamo che siano sempre di più i detenuti che vogliono mettersi in gioco per migliorare se stessi e gli altri. La scritturra ha una valenza terapeutica autentica e rappresenta un ponte tra il carcere e l’esterno».

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