Cusano, grande festa per il restauro di San Martino e Immacolata

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Dopo sei mesi di restauro torna allo splendore l’antica Parrocchia di San Martino e dell’Immacolata a Cusano Milanino in piazza Giovanni Paolo II. Con una solenne celebrazione, domenica scorsa, il parroco don Andrea Ferrarotti ha festeggiato con tutti i fedeli il termine dei lavori e la Messa delle Palme. E’ seguita la solenne scampanata e il concerto della Banda. Grazie a Papa Francesco sarà poi possibile il giorno di Pasqua ottenere nella nuova e splendida Chiesa l’indulgenza plenaria. Fino al 1940 la chiesa di San Martino era nell’attuale piazza Cavour: l’edificio, anteriore al periodo di San Carlo Borromeo (XVII sec) e ampliato negli anni 1846-47, nei primi decenni del ventesimo secolo divenne insufficiente per accogliere la popolazione, aumentata notevolmente. Il primo che si pose il problema fu il parroco don Antonio Seveso (1906-1936); fu anche il primo a raccogliere fondi nei modi più svariati, ma non riuscì a vedere coronato il suo sogno. Il successore don Carlo Ghianda, entrato ufficialmente il 10 gennaio 1937, riprese immediatamente il progetto e, con il concorso di tutta la popolazione, lo portò a termine in breve tempo. La nuova chiesa sarebbe sorta a circa 100 metri da quella vecchia, in una parte del giardino del Palazzo Omodei-Carones. Il 3 maggio 1939 il Cardinale Ildefonso Schuster pose la prima pietra e un anno esatto dopo tornò per la consacrazione: 4 maggio 1940. L’architetto progettista fu Ferruccio Liva, coadiuvato dal fratello, l’ingegner Umberto.Giò allora lo sforzo economico per costruirla fu notevole, pur se alcune parti erano provvisorie (per esempio il pavimento, portato a termine dal successore don Guido Cavagna, negli anni ’70). Il campanile fu costruito e dotato di campane nel 1958. La dedicazione fu ampliata e divenne San Martino e l’Immacolata. Quando nel 2000 la chiesa compie 70 anni e tra le opere di valore conserva il coro ligneo della vecchia chiesa parrocchiale, della seconda metà dell’Ottocento, e il paliotto d’altare, in scagliola, sempre della chiesa precedente, la statua della Madonna del Reduce, che con il Crocifisso alla sommità dell’abside è opera di uno scultore della Valgardena. Nella prima cappella c’era il quadro della Sacra Famiglia e, appoggiata sull’altare, l’urna con il corpo di San Adriano martire, proveniente dal Palazzo Omodei, precisamente dall’Oratorio di Sant’Antonio di Padova in esso presente. Il grande Ciborio, coevo della chiesa, ospitava il Tabernacolo, opera della Scuola del Beato Angelico, posto negli anni Settanta del secolo scorso durante la ristrutturazione liturgica del presbiterio, secondo le norme del Concilio Ecumenico Vaticano II. Interessante il portale d’ingresso, opera dello scultore don Annibale Orsenigo (Secolo XX), e la lunetta con il bassorilievo di San Martino e il povero (prima sopra l’ingresso della vecchia chiesa), sul sagrato in alto a destra. Lo scorso anno, a causa del tempo e dell’usura, si è resa necessaria un’imponente opera di ristrutturazione. Oltre alla pavimentazione e tutti gli impianti elettrici, comunque importanti e costosi, e alla parte esterna, la parte più consistente del lavoro è stata nell’altare e sul presbiterio dove è stato deciso di operare un ripristino della situazione originaria. La chiesta infatti, era nata per avere l’altare sotto il ciborio. La situazione successiva al concilio, aveva indotto a rimuovere l’altare dalla sua originaria collocazione per lasciare che sotto il ciborio trovasse sede il tabernacolo. Non essendo questa l’idea originaria, è stato riportato l’altare nella sua collocazione originaria e giusta. «Quello che abbiamo voluto è stato valorizzare la Santa Eucarestia, circondando il Mistero di Cristo di quell’onore che dobbiamo. Siamo tutti certi che questa collocazione renderà ancora più forte il senso del sacro che si potrà percepire e respirare nella nostra chiesa», ha spiegato il parroco nel notiziario. «Tutti questi lavori sono stati “aggiunti”, poiché, nel momento della stesura dei preventivi non erano ancora stati approvati. Siamo persuasi che questo lavoro aggiuntivo aggiungerà splendore alla nostra chiesa. pur mantenendo tutti gli arredi già esistenti, la nuova collocazione ne valorizzerà la loro bellezza». L’attesa dei fedeli è stata ripagata da un lavoro molto apprezzato.

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