Crema, l’errore delle ossa. Chi pagherà?

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C’è una storia di cronaca nera nello scorso Ferragosto che – quasi in un copione pirandelliano – ci ha trasportati in un mistero da risolvere a dir poco assurdo. Si tratta del delitto, o della morte, di Sabrina Beccalli, 39 anni, una bella ragazza di Crema mamma di un adolescente di 15 anni. Tutto inizia la notte di Ferragosto quando Sabrina, che sta vivendo un periodo di tristezza a causa della morte per Covid della mamma e della mancanza di un lavoro (ne ha appena trovato uno a dire il vero, ndr), decide di incontrare quell’amico che gli può procurare “qualcosa” per far dimenticare quelle tristezze. È sola in casa perché il suo amato figlioletto dorme da un amico e il giorno dopo lo vedrà per portarlo in piscina. Sta di fatto che alle 4 esce dalla sua casa nel quartiere San Bernardino e va in un appartamento a pochi chilometri da lì dove inconterà il suo amico – pusher Alessandro Pasini. È più o meno un anno che lo frequenta più assiduamente in compagnia di altri amici e insieme si divertono a bere e fumare. Alessandro, che ha una figlia maggiorenne che sta spesso con lui, però è anche uno “sciupafemmine” e decide di dare appuntamento a Sabrina nell’appartamento della sua ex che ora è in vacanza in Sicilia. Cosa accade in quella casa non si sa del tutto. Sta di fatto che verso le 5 una vicina sente gridare aiuto. Chiama i carabinieri che – tuttavia – non vedono nulla di strano e vanno via. Il pomeriggio successivo qualcuno vede bruciare la Panda di Sabrina in un campo poco lontanoa Vergonzana, e chiama i Vigili del fuoco. Non c’è ancora una formale denuncia di scomparsa di Sabrina, anche se il figlio e i suoi sono già preoccupati per la sua assenza. I Vigili del fuoco spengono quel rogo e dentro notano una carcassa che a loro sembra di un animale. I carabinieri chiamano un veterinario amico e lui dice: «Potrebbero essere ossi di un cane, ma non sono certo». Il collega dell’Ats ne è certo: «Sono ossi di un canide di media taglia senza microchip. Ne richiedo la distruzione». Intanto i carabinieri cercano Sabrina ovunque con cani, droni, sommozzatori, elicotteri e chi più ne ha più ne metta. Arrivano a Pasini dai tabulati telefonici e da alcune testimonianze, nonché da un video che lo incastra mentre è alla guida della Panda di Sabrina probabilmente col cadavere dentro. L’uomo viene arrestato e parla: ammette di aver visto Sabrina in quella casa quella notte, ma non di averla uccisa. Racconta che sarebbe morta di overdose e che lui – perché era spaventato – ha deciso di eliminare ogni traccia in casa, tagliando anche il tubo del gas per provocare uno scoppio e poi bruciando in auto il suo cadavere. Lui parla ma intanto Sabrina viene cercata altrove e non si va a verificare con un medico legale umano quello che ha detto il veterinario. Sta di fatto che – visto che il corpo di Sabrina non si trova da nessuna parte e che lo stanno davvero cercando onvunque – i Ris hanno visto bene di repertare una trentina di elementi che erano rimasti in auto, tra cui ossa e brandelli di pelle che si erano salvate dalla distruzione. Una di queste la nota il medico legale Angelo Grecchi, l’unico nominato nel caso finora dall’avvocato Sperolini, difensore di Pasini. Dico unico perché il magistrato fino a quel momento non ha mai nominato un medico legale essendo convinto che i resti in auto non fossero di Sabrina! Sta di fatto che Grecchi ribalta tutto: guardate che c’è un osso come una clavicola e i cani non hanno clavicole! Vista la malparata, il pm nomina un super pool di scienziati: Cristina Cattaneo direttrice del Labanof di Milano nonché esperta medico legale impiegata nei grandi casi come quello di Yara Gambirasio, insieme al tossicologo Domenico De Candia e all’antropologa forense Deborah Mazzarella che ci mettono un nano secondo a confermare: le ossa non sono (erano) ossi. Quindi sono umane! Per fortuna che almeno i Ris avevano repertato quel materiale e non è andato tutto distrutto nell’inceneritore come “reperto canino”! Si spera che si possa persino dire se quelle ossa sono di Sabrina Beccalli, dopo l’esame del Dna, e se la donna aveva in corpo sostanze che possano avvalorare la tesi del Pasini. Ah sì, perché invece in questo caso la tesi dell’accusa è che lui l’avrebbe uccisa – forse con un oggetto contundente o boh – perché lei aveva rifiutato un avances e poi ne avrebbe eliminato le tracce ematiche (emerse poi con il luminol). Tesi plausibile, ovvio, ma non resta che attendere i risultati scientifici su quei brandelli di ossa.

Una riflessione: la dinamica, il movente di questa morte assurda passano in secondo piano. In primo piano, anche per le sorelle e i fratelli di Sabrina e forse anche per il figlio e gli amici e le amiche che hanno sperato fino all’ultimo, c’è un clamoroso errore che dentro porta orrore. Leggerezza, incompetenza, disorganizzazione, mancanza di comunicazione? Le cause non le conosciamo. Ma c’è una famiglia che ha il diritto di sapere tutto e c’è una comunità che vuole capire chi ha sbagliato e perché, solo per amore della vera Giustizia.

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