Coronavirus, attenti a sgarrare!

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DI DOMENICO MUSICCO

Com’è noto, a causa dell’emergenza Coronavirus – che purtroppo sta mietendo un numero altissimo di vittime – un Dpcm dell’8 marzo ha stabilito che si possa uscire di casa solo per casi di comprovata necessità: salute, lavoro o, ad esempio, per fare la spesa. Non siamo abituati a limitazioni della nostra libertà e tanti hanno così preso i controlli sulle strade con superficialità. Si tratta, lo precisiamo subito, di un grossolano errore: se infatti si viene colti in giro senza un valido motivo, scatta una vera e propria denuncia per violazione dell’art. 650 del codice penale. Se si mente sulla propria identità o sui motivi che ci hanno portato fuori casa, si aggiungono altre denunce per falsa attestazione a pubblico ufficiale. Si rischiano, al minimo, ammende fino a 206 euro o l’arresto fino a tre mesi. Voglio precisarlo perché ad oggi, già 27mila persone hanno violato tali obblighi. Detto questo, cosa succede al momento di una contestazione? Quando presentiamo l’autocertificazione che giustifica il nostro spostamento a chi sta controllando le strade (le forze dell’ordine ne hanno comunque una che possiamo compilare al momento), si potrà essere domani chiamati a fornire un riscontro. Nell’ipotesi in cui il riscontro non ci sia o nel momento in cui le autorità già ci contestano l’inosservanza del Dpcm, scatta la denuncia a piede libero. E viene chiesto di dichiarare il domicilio per le comunicazioni giudiziarie. Allo stesso tempo si chiede di nominare un avvocato, altrimenti ne sarà assegnato uno d’ufficio. A quel punto non ci resta che aspettare. Verosimilmente, dato che stiamo parlando di decine di migliaia di casi, se il giudice concorda con quanto stabilito dall’accertatore, nella stragrande maggioranza delle situazioni mi attendo che arriverà a casa un decreto penale di condanna sotto forma di un’ammenda. Attenzione però: non una multa, una cosa ben diversa. Perché stiamo parlando di un reato, non di una semplice infrazione al codice della strada. E lì ognuno dovrà scegliere la strada da percorrere: si potrà pagare accettando la “pena”, ottenendo uno sconto sull’ammenda, ma tenendo presente che la condanna inficerà il certificato penale, con tutte le conseguenze che ne derivano nel momento in cui si cerca un lavoro o si chiede, ad esempio un finanziamento. Oppure, se si è certi delle proprie ragioni, ci si potrà opporre, andando a processo, affrontando tuttavia i costi e le conseguenze che ogni problematica giudiziaria comporta. Certo, successivamente potrà essere chiesta l’oblazione, ma si tratta comunque di una lunga, dispendiosa e fastidiosa trafila che ognuno di noi preferirebbe evitare. La soluzione migliore, dunque, consiste nello stare a casa. D’altra parte il numero delle vittime da coronavirus è tale che solo un irresponsabile può pensare di sottrarsi al divieto: non solo perché rischia il contagio, ma anche perché si rischia di mettere a repentaglio la vita altrui. Proprio per tale ragione, in una casistica più limitata, sono previste anche denunce con pene ben maggiori per chi, contagiato, non rispetta l’obbligo di isolamento domiciliare o contagia consapevolmente altre persone: si va dalle lesioni personali al tentato omicidio.

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