Il comune di Lissone vince la causa civile contro Le Iene

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E’ la sentenza di primo grado emessa il 30 novembre 2016 dal Tribunale di Roma a confermarlo: il Comune di Lissone esce vincitore dallo scontro con le Iene e ha diritto ad un risarcimento per i danni subiti. Dopo oltre due anni dalla messa in onda su Italia Uno del servizio realizzato dalla Iena Matteo Viviani dal titolo “Quando gli assistenti sociali ti tolgono i bambini”, il Comune di Lissone può finalmente dimostrare inconfutabilmente la non veridicità della notizia trasmessa e il taglio accusatorio del servizio. Nel corso della conferenza stampa indetta l’11 gennaio 2017 per ufficializzare la notizia, il sindaco Concettina Monguzzi, da subito in prima linea per difendere l’operato dei servizi sociali lissonesi e rendere nota la portata diffamatoria e lesiva del servizio, si dice soddisfatta della vittoria: “le Iene ci hanno causato un danno d’immagine di enorme portata.  Quel giorno, il 5 febbraio del 2014, la trasmissione è stata vista da oltre 2.807.000 di telespettatori con uno share pari al 13.57% e noi, davanti a questi numeri, ci siamo trovati impotenti: dire a tutti che il servizio riportava omissioni, verità parziali ed errori era impossibile. Da qui la decisione di fare causa a R.T.I. (Reti televisive italiane) e la speranza di fare giustizia. Finalmente la speranza è diventata realtà e, grazie all’aiuto dell’avvocato Danilo Delia del Foro di Monza, il Comune di Lissone ha vinto il primo grado della Causa civile e ha ottenuto un risarcimento di una somma equitativa pari a 20.000 Euro, bonificato proprio oggi, oltre che al pagamento delle spese processuali”.

“Questo è un chiaro esempio di come una notizia non corretta possa danneggiare enormemente un ente che lavora bene” spiega l’avvocato Delia, presente anch’egli alla conferenza “a causa della diffusione ampia e capillare del sevizio delle Iene infatti il Comune di Lissone ha subito danni enormi che ancora oggi, in parte, si protraggono sia a livello di immagine, con messaggi e scritte infamanti, minacce, commenti sui social e addirittura una serie di lettere anonime a cadenza mensile che tutt’ora continuano ad arrivare, contenenti ognuna un tovagliolo sporco di feci, sia a livello di professionalità, ledendo la qualità del lavoro degli assistenti sociali e degli operatori comunali”.

“Non conta l’importo del risarcimento, quel che conta è la dimostrazione ufficiale che il Comune ha lavorato bene” così il sindaco conclude la conferenza stampa, comunicando anche in anteprima che il denaro ricevuto verrà usato a supporto della riqualificazione di Piazza Craxi, secondo il progetto del gruppo facebook “Noi, mamme di Lissone”.

Entro fine mese si saprà se R.T.I. proporrà appello alla sentenza.

Silvia Premoli

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