Cinisello, è polemica sulla campagna del Comune antiviolenza

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Cinisello Balsamo, indagata sindaco Trezzi e marito

Alcuni manifesti con vignette a dir poco “forti” quelli che il Comune di Cinisello ha affisso in città in occasione del 25 novembre ovvero della Giornata contro la Violenza sulle donne. In una vignetta il bambino dice: Il mio papà dice sempre di non sputarea terra ma sputa in faccia a mamma…e così via. Una campagna dal titolo  “Cattivo esempio”, realizzata da studenti in Comunicazione Pubblicitaria dello IED con i loro docenti e nata da una collaborazione con il Comune di Cinisello Balsamo, la Regione Lombardia, l’Azienda Sanitaria Locale Milano, gli Ospedali Buzzi e Bassini, la Cooperativa Il Torpedone e il periodico locale La Città. Una campagna che però ha scatenato polemiche nel centro destra e non solo, in particolare nelle associazioni dei papà separati che stanno organizzando una manifestazione di protesta in città- «Le immagini e le didascalie utilizzate per una campagna avviata sul territorio della provincia di Milano, oltre che coinvolgere il contesto dei minori (da tutelare e proteggere), generalizza l’accusa ai padri e alle famiglie come se tutte le famiglie e tutti i padri siano espressione di violenza anziché d’amore e solidarietà, veri sentimenti invece da promuovere e tutelare – dice Antonio Saggese consigliere regionale della Lista Maroni e vicepresidente di Papà Separati Lombardia – A questo imbarbarimento della comunicazione, soprattutto quando ha valenza sociale, coinvolge i minori e parte dalle istituzioni, a cui la nostra stessa costituzione richiede in modo particolare ai suoi rappresentanti decoro e rispetto, io non ci sto !» Pronta la risposta del sindaco Siria Trezzi attaccata anche su facebook per la campagna. «Una campagna ideata sotto la guida di professionisti e non frutto di improvvisazione, strutturata in tre azioni comunicative – scrive il sindaco – La campagna in questione va quindi contestualizzata nell’ambito della celebrazione mondiale, mentre le critiche sembrano essere pretestuose e non voler cogliere il vero significato del messaggio: non certo un attacco al ruolo genitoriale di padre, men che meno all’istituzione famiglia, ma un’azione per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema della violenza contro le donne, una drammatica realtà che non può essere negata e che non legittima nessun intento mistificatorio». Si ricorda che nel 2014 in Italia il 31,5% delle donne tra i 16 e i 70 anni (quasi 7 milioni) ha subìto una forma di violenza fisica, di cui 62,7% per mano di un partner, attuale o precedente (dati Istat). Per quanto riguarda il nostro territorio, dall’esperienza del Centro Amaranta, attiva nelle sedi di Cinisello Balsamo e Bresso fino allo scorso maggio, emerge che in 13 mesi di servizio (8 mesi nel nostro Comune) sono state prese in carico 105 donne, di cui 90 ha subito violenza da un familiare. Il messaggio della campagna è dunque volutamente forte e vuole partire da un punto di vista inusuale, quello di un bambino che assiste a scene di violenza in casa, e pone l’accento prevalentemente sulla violenza verbale e psicologica che spesso precedono quella fisica. La scelta si giustifica dai dati che attestano un significativo numero di violenze all’interno delle relazioni familiari, di conseguenza anche di fronte a minori, spettatori fragili e vittime indirette. L’esperienza dimostra, poi, quali conseguenze seguono: la violenza all’interno delle mura domestiche genera altra violenza. La campagna non ha alcun intento denigratorio nei confronti dei padri, al contrario si stigmatizza il “cattivo esempio” di chi usa forme di violenza nelle relazioni familiari, per questo crediamo che nessun buon padre di famiglia si sentirà coinvolto da un’affermazione che gli è estranea. Neppure vuole delegittimare l’istituzione della famiglia, luogo di protezione e cura: proprio per sottolinearne l’importanza educativa e tutelarne l’armonia vanno “denunciati” anche i malesseri sociali»

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