caso Le Iene, ora il Sindaco scrive ai lissonesi

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caso Le Iene, ora il Sindaco scrive ai lissone
caso Le Iene, ora il Sindaco scrive ai lissonesi

LISSONE – All’indomani della messa in onda del serivizio circa l’affidamento di due minori ai servizi sociali di Lissone messo in onda da Le Iene, settimana scorsa, il sindaco Concettina Monguzzi aveva diramato un comunicato stampa per raccontare la sua verità, quella che a suo dire gli inviati della trasmissione satirica di Italia Uno non le avevano permesso di raccontare, omettendo parte della storia

(LEGGI IL PRECEDENTE ARTICOLO E GUARDA IL SERVIZIO DELLE IENE – CLICCA QUI

). Ma non è tutto: Monguzzi ha sentito il bisogno di prendere carte e penna e scrivera ai lissonesi per mettere i puntini sulle “i” di una vicenda “… talmente parziale e manipolata…”. Di seguito la versione integrale della lunga lettera.

Cari Cittadini, sento il bisogno di scrivervi per condividere con voi quello che sta succedendo a Lissone. Come immagino sia già noto a molti di voi, lo scorso 5 febbraio la trasmissione di Italia Uno “Le Iene” si è occupata di una triste vicenda che ha coinvolto, e coinvolge ancor oggi, una nostra concittadina e i suoi bambini.

In tale occasione – alla presenza del segretario comunale e del comandante della Polizia locale – sono stata intervistata per chiarire l’operato dei nostri assistenti sociali. Per mezz’ora ho spiegato all’intervistatore che i documenti in suo possesso raccontavano solo una parte della vicenda e che sull’altra avevo doveri di riservatezza assoluta; ma niente di tutto ciò è poi apparso nel prodotto finale. La trasmissione televisiva entrata nelle vostre abitazioni, infatti, ha offerto a tutti voi, ignari spettatori, e a tutta l’Italia un’immagine del tutto distorta, infamante e denigratoria della mia persona, del mio ruolo di donna, di madre e di Sindaco, e degli uomini e delle donne che lavorano al mio fianco, di Lissone stessa.               

Non dispongo, certo, di mezzi e di reti televisive per replicare degnamente all’attacco gratuito subìto dalle “Iene”; posso solamente affidarmi alle mie parole e alla vostra fiducia, perché è giusto – oltre che doveroso – che voi conosciate da me stessa come si è svolta la vicenda che sta facendo un gran male anche a tutta la nostra città.  Il servizio delle “Iene” ha narrato infatti una verità talmente parziale e manipolata da trasformarsi in una vera menzogna.

Da un anno e mezzo seguo il caso descritto, insieme ai Servizi sociali comunali; ho visto i documenti; ho ricevuto e parlato molte volte con i protagonisti della vicenda; dopo la trasmissione tv per scrupolo ho trascorso una giornata intera rivedendo a una a una tutte le carte del dossier (molto voluminoso!) accumulato nei nostri uffici.

Ebbene, mi sento di dirvi anzitutto una cosa: sono tranquilla! Sono tranquilla perché abbiamo lavorato bene, abbiamo sempre rispettato le regole e le procedure, facendo ciò che dovevamo con la massima professionalità e imparzialità possibili; i Servizi sociali comunali hanno usato un’estrema delicatezza verso tutte le persone implicate e non hanno mai dimenticato il loro primo dovere: l’interesse supremo dei bambini, loro malgrado coinvolti in questa vicenda.
E per fortuna abbiamo anche i documenti per dimostrare tutto ciò, in ogni sede.

 Voglio fornirvi dunque qualche elemento di giudizio che nella trasmissione televisiva è stato completamente taciuto, oppure distorto, nel rispetto della riservatezza cui sono obbligata per legge e che è lo sfondo da tenere sempre presente in questa triste vicenda: come ho già detto e scritto, non posso e non voglio “mettere in piazza” i fatti personali dei cittadini, di cui vengo a conoscenza per il mio ruolo, nemmeno per difendere la mia immagine.
Ma ci sono alcuni dati che si possono rendere noti senza ledere i diritti di nessuno.    

 La trasmissione delle “Iene” è stata fuorviante fin dal titolo: “Quando gli assistenti sociali ti tolgono i bambini”.
Ebbene, nel caso in questione i Servizi sociali del Comune di Lissone non hanno strappato alcun bambino all’affetto della propria madre, perché non hanno mai agito di loro iniziativa e hanno sempre e solo dato seguito alle puntuali prescrizioni del Tribunale dei Minorenni di Milano, a cui compete ogni decisione in materia. E’ un giudice di questo Tribunale che ha la competenza e l’autorità per decidere con chi devono stare i bambini della signora che si è rivolta alle “Iene”, solo lui!  E’ dal giugno 2012 che i Servizi sociali comunali, in seguito a un provvedimento del Tribunale dei Minorenni che ha disposto riguardo all’affidamento dei minori, seguono il caso in base al mandato ricevuto e si sono attenuti sempre e solo alle disposizioni di quel Tribunale, tra cui l’allontanamento temporaneo dei minori dalla madre e il loro affidamento congiuntamente al Comune di Lissone e a un altro Comune, incaricando i Servizi sociali di Lissone di regolamentare i rapporti con la madre per un determinato tempo e in uno “spazio neutro”: quello che si è visto anche nel filmato.

Questo spazio non è un locale comunale e – tanto per chiarire – quelle che avete visto alla tv non sono dipendenti del nostro Comune, così come non lo sono le assistenti sociali mostrate mentre si allontanano dalle telecamere.
Infatti, sempre per disposizione del Tribunale dei Minori, i Servizi sociali comunali hanno attivato una serie di procedimenti anche con l’intervento di enti specializzati esterni (Sert, Cps, Equipe Territoriale Integrata Minori…) per le valutazioni e gli approfondimenti richiesti. Tutte le azioni svolte sono state comunque documentate dalle relative relazioni scritte, sempre regolarmente trasmesse al Tribunale dei Minori, titolare delle decisioni relative all’affidamento dei bambini coinvolti in questa vicenda.   

Il procedimento giudiziario a cui continuamente si fa riferimento nel servizio televisivo, però, è relativo a un altro fascicolo, aperto questa volta dalla Procura della Repubblica di Monza (che – ripeto – non è il tribunale incaricato dell’affidamento dei minori). Questa seconda pratica è stata effettivamente archiviata, come documentano le immagini, in quanto non risultava che fossero stati commessi reati; ma tale procedimento non ha nulla a che vedere con il fascicolo aperto presso il Tribunale dei Minori (il quale, ricordo per l’ennesima volta, è l’unico competente a decidere  sull’affidamento dei bambini!). 
Questo è un aspetto un po’ complesso ma fondamentale della vicenda, che non è stato in alcun modo preso in considerazione dalla presentazione giornalistica ed anzi è stato presentato in modo fuorviante: la decisione sulla genitorialità non dipende dalla conclusione della pratica di cui parlano le “Iene”! 

A questo fatto si collega l’accusa principale ripetuta nel video: i Servizi sociali di Lissone non avrebbero trasmesso il provvedimento di archiviazione della Procura di Monza al Tribunale dei Minori di Milano. 
Ma ciò è avvenuto proprio perché si tratta di due procedimenti separati, indipendenti l’uno dall’altro, e i Servizi sociali lissonesi non sono stati nemmeno informati della decisione della Procura di Monza, in quanto essa non aveva nulla a che fare con l’affidamento dei bambini
Quando  gli uffici ne sono venuti informalmente a conoscenza, hanno provveduto immediatamente alla trasmissione al Tribunale dei Minori (esiste una prova che lo attesta).

Capisco che queste sottigliezze sembrino difficili da comprendere a chi non mastica quotidianamente diritto e non frequenta ogni giorno aule di tribunali; però sono fondamentali almeno per intuire quale complessità di procedure ci sia dietro un atto delicatissimo come la decisione – per comprovati motivi – di revocare o sospendere la potestà genitoriale di un padre o di una madre e di affidare dei bambini ad altre persone.
Invece di “dimostrare” l’incompetenza e la faciloneria degli uffici pubblici, come appare nel video, questa vicenda – se ben conosciuta – dovrebbe invece rassicurarci sulle garanzie di competenza, imparzialità ed equilibrio che vengono messe in moto dalle istituzioni quando si tratta di scelte che riguardano i bambini. Tuttora il Tribunale dei Minori non ha espresso la sua scelta definitiva, ma ha messo in atto le consultazioni multidisciplinari di esperti, necessarie ad adottarla nel modo migliore.    

Perché allora nel video il Comune di Lissone e io stessa facciamo – come in molti di voi mi hanno detto – una pessima figura?
Anzitutto per quanto sopra vi ho esposto, cioè il travisamento dei fatti, la scelta di raccontare solo una verità molto parziale e la confusione tra due interventi giudiziari che in realtà sono nettamente separati. Sarà l’autorità giudiziaria a valutare l’operato delle “Iene”. Ciò che ho constatato di persona, invece, è che la mia trasparenza e fiducia, la decisione cioè di rispondere a viso aperto alle domande delle “Iene”, sono state completamente tradite per tutte le ragioni sopra esposte, attraverso tagli artificiosi della mia intervista e facendo apparire i nostri uffici incompetenti e indifferenti alla situazione umana di una mamma.  

Di questi particolari però risponderanno i responsabili, perché ho deciso di proporre alla mia Amministrazione di reagire con i mezzi messi a disposizione dalla legge al danno d’immagine gravissimo che ha colpito l’Ente di cui sono Sindaco, e di riflesso la città stessa, oltre che la mia persona. In questo caso il dovere mi impone piuttosto di difendere la verità negata e calpestata, con la fiducia che – speriamo presto – venga ristabilita per noi tutti e per Lissone.           

Intanto però ho voluto cominciare a spiegare le cose a voi, che siete i miei cittadini, verso i quali ho la prima responsabilità. Per compiere il mio mandato ho bisogno della vostra fiducia, ma non voglio chiedervela “ad occhi chiusi” e per questo vi ho scritto senza nascondervi nulla. Se non posso dirvi tutto, sappiate che è solo per rispetto della riservatezza di notizie che riguardano fatti privati di altre persone e di minori. 

Grazie per la vostra attenzione 

Lissone, 10 febbraio 2014  

il vostroSindaco,Concettina Mongu

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