Brianza: – 550 posti nei primi 2 mesi del 2013

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MONZA. 550 posti persi nei primi due mesi dell’anno. La crisi continua a picchiare duro. Le aziende sono in ginocchio e per salvare i bilanci ricorrono ai tagli. Per l’occupazione, il 2013 è iniziato in modo traumatico. I dati, che arrivano dai sindacati e dalla Camera di Commercio di Monza e Brianza, sono di quelli che fanno tremare i polsi. Sono stati 1.460 nuovi posti di lavoro a fronte di 2.010 uscite. Le assunzioni riguardano soprattutto i settori dei servizi, commercio e turismo: 1.010; mentre l’industria e le costruzioni hanno visto un ingresso di 440 unità. Si tratta per per la maggior parte assunzioni di personale a tempo determinato (54,7% del totale), seguono le assunzioni a tem- po indeterminato (38,4%), l’apprendistato (4,9%) e infine le altre tipologie di contratto come contratti a chiamata (2%).
Una assunzione su tre riguarda under 30, richiesti soprattutto nell’insegnamento e per i servizi alle persone (86,8%) e come operai specializzati nell’edilizia e nella manutenzione di edifici (67,2%). Per chi ha più di 29 anni le probabilità di trovare più facilmente un posto di lavoro si registrano nel settore metalmeccanico ed elettromeccanico dove nel 65% dei casi si preferisce un candidato più maturo. Considerando le assunzioni per preferenza di genere, la crisi penalizza il gentil sesso: solo per il 15% delle nuove assunzioni le donne avranno una corsia preferenziale. In particolare nel settore del commercio come commessa (37,6%). Le imprese privilegiano gli uomini, che sono preferiti per il 29,1% sul totale delle nuove assunzioni, con percentuali elevate soprattutto per gli operai. E se il diploma rimane il titolo di studio più richiesto per le nuove assunzioni (45,5%), cresce la richiesta di laureati in Brianza: oggi al 21,7%, lo scorso anno si fermava al 15,7%. E infatti nei primi tre mesi dell’anno, dopo i commessi, gli ingegneri e tecnici in campo informatico ed ingegneristico avranno maggiori prospettive, con 300 nuove assunzioni previste.
Problemi di reclutamento sono attesi per il 42,1% dei casi di assunzione di operai nelle industrie chimiche, del legno e della carta. La preferenza per il personale immigrato resta contenuta (13,4% delle assunzioni).
“Nel corso del 2012 abbiamo investito quasi due milioni a sostegno dell’occupazione brianzola – spiega Carlo Edoardo Valli, presidente dell’ente camerale – e questi dati ci testimoniano come siano necessari interventi strutturali finalizzati a stimolare il lavoro e l’impresa”.
È in questo quadro che si spiega la crisi di un settore trainante per la Brianza, quello della metalmeccanica. 346 sono le aziende metalmeccaniche costrette a ricorrere agli ammortizzatori sociali. Imprese che hanno a libro paga 11.217 addetti. Sono 136 quelle che utilizzano la cassa integrazione ordinaria (casi in cui la crisi è ancora congiunturale, cioè legata a difficoltà del momento) per 3.909 addetti. 23 imprese hanno fatto ricorso alla cassa integrazione straordinaria (situazioni di crisi strutturale, dunque difficilmente reversibile) con 2.510 lavoratori coinvolti. E 185 le imprese che devono fare i conti con la cassa integrazione in deroga (concessa alle imprese che non hanno diritto alla cassa straordinaria o ordinaria oppure eccezionalmente concessa ad aziende che hanno esaurito gli altri ammortizzatori) che colpisce 1.347 persone.
“Non è vero che questo territorio sta meglio di altri e che le crisi aziendali sono fatti isolati – sottolinea Maurizio Laini, segretario generale di Cgil Monza Brianza -. Non è vero che il problema della Cassina è di Meda, che quello della Feg è di Giussano, che quello dell’Ibm è di Vimercate e via discorrendo. I numeri sono pesanti e vanno pesati nella loro dimensione territoriale. Quello che si vede è che per la crisi della Brianza non c’è governo, non c’è gestione, non c’è strategia condivisa. Significa che la provincia di Monza e Brianza non è un sistema produttivo consapevole. Non è lobby unitaria, ma al massimo una corte delle filiere politiche”.

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