Bagni misteriosi, tre spettacoli da non perdere

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Stasera 9 settembre i Bagni Misteriosi ospitano Lino Guanciale, grande attore teatrale noto al grande pubblico per le fiction Rai (L’alleva, Non dirlo al mio capo, La Porta Rossaecc), ma il luogo magico del teatro all’aperto milanese è pronto a nuove sfide nei prossimi giorni. Il 10 settembre sempre alle 21.30 è la volta del lecture show di Mauro Berruto (con  regia Roberto Tarasco produzione Nidodiragno/CMC del libro Capolavori. Allenare, allenarsi, guardare altrove di Mauro Berruto, pubblicato da Add Editore). Berruto, già allenatore della nazionale italiana di pallavolo che ha vinto, fra le altre, la medaglia bronzo ai Giochi Olimpici di Londra 2012, conduce in un’indagine appassionata che ci farà scoprire come il gesto dell’allenare non sia esclusivo di chi entra in uno spogliatoio, ma pratica quotidiana per mettere insieme persone, trasformarle in squadre e orientarle verso l’obiettivo. Ecco alcune delle narrazioni, intrecciate con l’arte dello storytelling ed evocate da parole, immagini e video d’epoca, letture, musiche: • Il meraviglioso affresco della Tomba del Tuffatore di Paestum, il più antico documento musicale giunto a noi dalla Grecia classica, l’epitaffio di Sicilo, insieme al Manuale dell’allenatore di Filostrato di Lemno, la più antica testimonianza di chi esercitava il gesto dell’allenare 2000 anni fa. • Muhammad Alì, genio che ci illumina con una sua brevissima poesia composta e recitata davanti ai laureandi di Harvard. • William Turner, un pittore che era il numero 1, ma che passò alla storia grazie a un insight e riuscì a capovolgere un paradigma. • Gli eroi di Hemingway e la loro “grace under pressure”. • Yves Klein, un blu che non c’era prima e che ci testimonia di come prendersi cura di un dettaglio possa essere un gesto politico. • Antoine de Saint-Exupery e la sua definizione di allenamento che ritroveremo nelle maglie arancioni dell’Olanda di Rinus Michels e Johan Cruijff per allineare il desiderio di ogni singolo componente della squadra, in modo da muoversi come uno stormo. • Jury Chechi, i 40 secondi che colmarono otto anni di desiderio, insieme allo struggente finale della maratona di Gabriela Andersen-Schiess ai Giochi di Los Angeles 1984, che rappresentano lo stesso sguardo delle opere di Lisippo, uno scultore che più di duemila anni fa riusciva a rappresentare nel bronzo o nella pietra la forza, la bellezza, la grazia e la dignità di un gesto. • L’Odissea, il romanzo del desiderio e della nostalgia che è lo stesso motore delle grandi imprese sportive o artistiche. • Kostantinos Kavafis e la sua poesia Itaca, quella che insegna la bellezza del viaggio e delle contaminazioni.

Il 15 e 16 settembre è la volta di Le Sacre, uno spettacolo di Susanna Beltrami con Luciana Savignano e con la partecipazione di Matteo Bittante e dei giovani danzatori di DanceHaus. Nato nel 2002 per ripensare proprio lo spazio dell’allora Piscina Caimi, “Le Sacre” è un’opera che ritorna sempre e che dal suo debutto ha visto numerosissime repliche sia in teatro che occasioni di site-specific, coinvolgendo intere generazioni di danzatori. Luciana Savignano, orchestra l’incedere dei suoi figli, giunti per richiamare dall’ombra e dal gelo la rigogliosa primavera. Perché invocare il ritorno della primavera è simbolo di rinascita e guarigione, ma anche di sacrificio: “che cosa sei disposto a sacrificare per rinascere?”.

Intanto il 15 settembre in Sala Grande alle 20.30 Corrado Tedeschi in Note in bianco e nero. Il genio bianco Bill Evans alla corte di Miles Davis. A quarant’anni esatti dalla morte di Bill Evans, Tedeschi presterà voce e corpo al personaggio immaginato da Massimo Gagliani per raccontare l’incontro tra il grandissimo pianista e il geniale Miles Davis con uno sguardo originale ed appassionante. Il protagonista, un fotografo appassionato di musica, si trova quasi per caso nel 1959 negli studi della Columbia records, mentre Davis insieme ad Evans, e a Coltrane, Adderly, Kelly, Chamber e Cobb, sta registrato l’album Kind of blue, che rivoluzionerà il modo di intendere il jazz. E la sua capacità di guardare gli permette di raccontare con acutezza il rapporto tra i due grandissimi musicisti. La passione, l’intesa, ma anche la difficoltà di un fuoriclasse come Evans di collaborare con un altro fuoriclasse, ma dispotico e accentratore come Davis. E soprattuto, alla fine degli anni 50, simmetricamente le difficoltà per un nero di essere pienamente accettato, anche se genio, in una società dominata da bianchi e le difficoltà per un musicista bianco di essere pienamente accettato, anche se genio, in un entourage musicale frequentato esclusivamente da neri. Solo la musica, intesa proprio come l’atto del suonare, ‘qui e ora’, in uno scambio creativo, permette di abbattere le barriere ed arrivare ad una vera comunicazione, senza differenze e compromessi. E il fotografo – Tedeschi, in uno spazio scenico che rimanda alla camera oscura, dove le immagini in bianco e nero prendono forma, ripercorrerà quegli anni fondamentali, con un supporto di musiche e filmati che faranno ricordare un momento irripetibile a chi lo ha vissuto, e scoprirlo a chi non vi ha preso parte, ma ha la curiosità conoscerlo.

Informazioni www.teatrofrancoparenti.it

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