Agente del carcere di Monza in manette per spaccio e truffa

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Avrebbe spacciato droga all’interno del carcere di Monza dove lavora come agente di Polizia Penitenziaria. Con la pesante accusa è stato arrestato, insieme ad un detenuto italiano di 33 anni, mentre era nella sua casa in Puglia oper le vacanze, F.M., agente quarantenne in servizio a Monza. Il provvedimento, eseguito dai militari dell’Arma di Milano e di Barletta, è stato firmato dal Gip monzese su richiesta del pm Emanuela Massenza che ha condotto indagini iniziate nel 2015. L’indagine, condotta con il prezioso contributo del personale della Polizia Penitenziaria dello stesso Carcere di Monza è partita ad aprile quando, durante una perquisizione in una delle celle, era stata rinvenuta una sim utilizzata da alcuni detenuti per comunicare con l’esterno e non autorizzata. Sono partiti gli accertamenti che hanno consentito di ricostruire una serie di comunicazioni tra cui, in particolare, quelle indirizzate ai familiari di un detenuto, appunto l’arrestato, per dare informazioni sul “giro” di spaccio all’interno dell’istituto di pena, presumibilmente gestito e riconducibile al detenuto. Le indagini, svolte dai militari del Nucleo Investigativo Carabinieri di Milano, condotte anche attraverso delle intercettazioni, hanno permesso di ricostruire il commercio illecito del detenuto, facendo emergere come questi ricevesse l’hashish (un panetto di circa 100/150 gr. ogni mese/due) grazie alla complicità dell’Assistente Capo infedele. Il complesso meccanismo di rifornimento della droga e di remunerazione dell’agente penitenziario è stato ricostruito in maniera dettagliata: inizialmente il detenuto impartiva precise istruzioni ai suoi genitori affinché ricevessero, presso il loro panificio di Quarto Oggiaro l’agente, che veniva indicato come “l’uomo delle focacce”, cui dovevano consegnare il denaro necessario ad acquistare lo stupefacente. Ricevuto il panetto in carcere e verificato che le cose fossero andate bene, il detenuto consegnava all’arrestato una parola in codice (“Hogan”) con la quale tornareal forno per ritirare il prezzo della corruzione, ammontante a 300 euro. Nel corso delle attività è emerso che F.M.. deve rispondere anche di truffa aggravata e di falso ideologico perché si è assentato indebitamente ed in più occasioni dal servizio, per recarsi in Puglia, presso la propria abitazione, adducendo inesistenti motivi di salute documentati da una serie di certificati di malattia viziati dalla falsittà ideologica. Al riguardo, gli accertamenti esperiti hanno permesso di ricostruire come l’Assistente Capo si sia assentato per malattia, dall’inizio del 2013 sino a fine 2015, per 502 giorni, presentando ben 53 certificati medici. Nella truffa aggravata e nel falso ideologico  è coinvolto un medico di famiglia monzese che, al contrario di altri suoi tre colleghi, ha rilasciato i certificati con la consapevolezza della “finta” malattia. La sua posizione è al vaglio dell’Autorità giudiziaria.

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