A Monza la mostra sulle rivoluzionarie sibille del nostro tempo

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L’associazione Zeroconfini onlus, con il patrocinio e il sostegno del Comune di Monza – Assessorato Pari Opportunità – e in collaborazione con La Casa della Poesia di Monza e Fidapa BPW ITALY Sezione Modoetia Corona Ferrea comunicano che venerdì 4 marzo alle ore 11,00, presso il foyer del teatro Manzoni di Monza, sarà presentata la mostra LA RIVOLUZIONE DELLE SIBILLE a cura di Antonetta Carrabs e Iride Enza Funari, con il contributo di Francesca Ripamonti. Il titolo della mostra prende il nome dell’antologia LA RIVOLUZIONE DELLE SIBILLE. L’eredità espressiva ed esistenziale delle donne (Nemapress edizioni) di Antonetta Carrabs e Iride Enza Funari. La mostra: 27 pannelli per 27 donne che ci hanno lasciato un’eredità espressiva e umana incommensurabile; donne legate da un filo d’Arianna lungo il quale la forza, la passione, la lotta, la bellezza e anche il dolore potrebbero contribuire a fare la Rivoluzione in questo nostro nuovo Millennio. La loro vita non sempre è collegata alla poesia, non tutte almeno. Il loro tratto distintivo e ineludibile consiste nell’aver tracciato un segno con la loro esperienza sia intellettuale, sia personale, una rivoluzione nei rapporti sociali e con la natura. Donne che abbandonarono la vita come Anne Sexton, Sylvia Plath, Emily Dickinson, Antonia Pozzi, Amelia Rosselli, Marina Ivanovna Cvetaeva. Poi ci sono loro Maria Luisa Spaziani Margherita Guidacci, Elizabeth Bishop, Cecília Meireles che hanno segnato i loro percorsi di vita da scelte spirituali o eroismi culturali e sociali; lo sguardo si allarga oltre l’Europa, con le scrittrici irachene Dunya Mikhail e Amal al-Juburi, la libanese Joumana Haddad e la siriana Maram al-Masri che ci conducono nel loro mondo problematico e rivoluzionario all’interno del quale ancora oggi lottano contro le ingiustizie, la guerra, i tanti soprusi; l’ironia del Premio Nobel polacco Wisława Szymborska rivolta il quotidiano trovando nei piccoli gesti e nelle piccole cose la forza per andare avanti; l’urlo graffiante e accorato della brasiliana Marchia Theophilo in difesa della foresta Amazzonica, la lotta di Anna Achmatova, la poesia satirica e provocatoria di Elena Andreevna Švarc; la filosofa brasiliana Adélia Luzia Prado Freitas legata al Modernismo; la poeta portoghese e femminista tumultuosa e inquieta Florbela Espanca. La “letteratura come vita” per coltivare un percorso in difesa di quei valori che sanno essere sociali, morali ed etici: ed ecco la figura di Lea Garofalo vittima della ‘ndrangheta, della giornalista Anna Politkovskaja uccisa per le sue tante inchieste sul popolo ceceno in lotta per l’indipendenza; le iraniane Nahal Sahabi e Neda Agha-Soltan entrambe vittime della repressione di Stato. Su tutte e per tutte Anna Kulisciof, impegnata in un mondo a predominanza maschile. Nelle antologie di poesia il numero delle voci femminili è generalmente ridotto, sebbene importanti progressi siano stati compiuti, l’attenzione per la scrittura poetica delle donne è rimasta in genere piuttosto bassa.

Sono davvero tante le donne che nel corso dei secoli hanno contribuito a scrivere pagine di poesia intense, così come sono intense le loro testimonianze di sofferenza, di rabbia e di lotta.

«Perché Rivoluzione delle Sibille? – spiegano le organizzatrici – Con il termine Sibilla si indicava, nell’antichità, una donna che possedeva la capacità di prevedere il futuro. Le Sibille erano profetesse e il dio che le ha ispirate è stato Apollo, dio della poesia, della medicina, delle arti, della musica, della luce e della profezia. Secondo gli autori pagani, le Sibille furono donne «invase dalla divinità» cui si attribuivano varie capacità di predizione: venivano consultate sulle incertezze dell’avvenire. Ma che rivoluzione potranno fare oggi le Sibille? Un nome antico che ci riporta alla mitologia classica accostato a un termine, rivoluzione, spesso protagonista purtroppo, anche della nostra contemporaneità. Perché c’è bisogno del ritorno della voce magica delle profetesse? Le Sibille questo erano, donne che intravedevano il futuro incerto e sibillino».

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