A Milano il flashmob degli infermieri

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«Mi chiamo Daniela Maggio e sono un’infermiera di Milano, organizzatrice insieme a Francesca Giffone del flash mob di noi infermieri a Milano per il prossimo 15 giugno ore 10 in Piazza Duomo. Per anni siamo rimasti nell’ombra, siamo stati maltrattati, picchiati e letteralmenteSVENDUTI; oggi finalmente si ascoltano parole di riconoscenza nei nostri confronti, ma che restano tali e che non vedono alcun tipo di sviluppo della professione». Con queste parole il movimento nazionale privato di infermieri che conta 35 mila iscritti in collaborazione con l’AADI Lombardia comunica la decisione di organizzare un flash mob di sensibilizzazione sui problemi di queste professioni riassunti .dagli 8 punti della lettera inviata dalla Federazione nazionale degli ordini delle professioni infermieristiche a Giuseppe Conte, presidente del Consiglio, Roberto Speranza, ministro della Salute e Stefano Bonaccini, presidente delle Regioni. A fronte delle promesse durante la pandemia lo stipendio degli infermieri è rimasto fermo a 1400 euro. ma i problemi e le richieste non sono solo economiche. Gli infieri chiedono;  Un‘area contrattuale infermieristica che riconosca peculiarità, competenza e indispensabilità ormai evidenti di una categoria che rappresenta oltre il 41% delle forze del Servizio sanitario nazionale e oltre il 61% degli organici delle professioni sanitarie. Una indennità infermieristica che, al pari di quella già riconosciuta per altre
professioni sanitarie della dirigenza, sia parte del trattamento economico fondamentale, non una “una tantum” e riconosca e valorizzi sul piano economico le profonde differenze rispetto alle altre professioni, sempre esistite, ma rese evidenti proprio da COVID-19. Garanzie sull’adeguamento dei fondi contrattuali e possibilità di un loro utilizzo per un’indennità specifica e dignitosa per tutti i professionisti che assistono pazienti con un rischio infettivo. Garanzie di un adeguamento della normativa sul riconoscimento della malattia professionale in caso di infezione con o senza esiti temporanei o permanenti.  Immediato adeguamento delle dotazioni organiche con l’aggiornamento altrettanto immediato della programmazione degli accessi universitari: gli infermieri non bastano, ne mancano 53mila ma gli Atenei puntano ogni anno al ribasso. Aggiornamento della normativa sull’accesso alla direzione delle aziende di servizi
alla persona: siamo sul territorio, dove l’emergenza ha dimostrato che non è
possibile prescindere da una competenza sanitaria di tipo assistenziale a garanzia
degli ospiti. Come nelle RSA ad esempio dove da ieri si stanno destinando proprio infermieri, quelli del contingente dei 500 volontari scelti dalla Protezione civile, ma anche a domicilio con cronici, anziani, non autosufficienti e così via.
Dare anche agli infermieri pubblici – superando il vincolo di esclusività, un’intramoenia infermieristica già scritta anche in alcuni Ddl fermi in Parlamento che gli consenta di prestare attività professionale a favore di strutture sociosanitarie (RSA, case di riposo, strutture residenziali, riabilitative…), per far fronte alla gravissima carenza di personale infermieristico di queste strutture. Applicando anche nel caso la legge 1 del 2002) di 18 anni fa quindi) che prevedeva prestazioni aggiuntive e possibilità che altro non sono se non il richiamo in servizio di pensionati e contratti a tempo determinato utilizzati una
tantum (ma indispensabili a quanto pare) per COVID-19. Tutte le novità chieste per il servizio pubblico dovranno servire anche per accreditare e autorizzare le strutture private dove dovranno essere inserite e previste a questo scopo. Il flash mob verrà organizzato  il 15 giugno alle h 10 in piazza del Duomo a Milano, in Piazza del Popolo a Roma e in tutte le altre principali città italiane: è infatti in programma in 32 città italiane.

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