5 cose che hanno in comune i cinque più grandi manager italiani

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Diventare manager non è una cosa semplice. Sono molte le persone che non riescono a coronare il proprio sogno, per mancanza di doti o perché non hanno le idee abbastanza chiare.
Confrontando cinque dei maggiori manager italiani vedremo che hanno delle cose in comune, cinque caratteristiche che aiutano a capire qual è il salto di qualità che hanno compiuto.

Sergio Marchionne (FCA), Remo Ruffini (Moncler), Marco Tronchetti Provera (Pirelli), Marco Sala (Igt) e Franco Moscetti (Amplifon), oltre ad avere capacità e caratteristiche individuali, sono sicuramente dei “leader del cambiamento”, ma c’è anche dell’altro: leadership, creatività, esperienze all’estero, il saper vendere e, ovviamente, l’apertura verso le nuove tecnologie.
Facciamo qualche esempio per capire meglio cosa sono queste caratteristiche, comuni ai cinque manager di cui stiamo parlando.

1. Leadership
E’ quello che serve per risolvere le problematiche di un’azienda, gestendole in modo relativamente rapido.
Questa figura sa come gestire le cose, gli eventi e le persone per ottenere dei buoni risultati.
Nel 2004 Sergio Marchionne, in qualità di CEO della Fiat, riesce in soli due anni ad apportare cambiamenti all’azienda, come la vendita di modelli d’auto che erano stati precedentemente scartati; e nel 2009 inizia delle lunghe trattative con il gruppo statunitense Chrysler che porterà al Lingotto il 20% delle azioni Chrysler.
Quando Franco Moscetti, nel 2004, assume la guida di Amplifon il gruppo inizia a essere presente in 20 paesi, contro i 9 da cui era partito. In non molto tempo la leadership di Amplifon diventa mondiale e il brand inizia a essere presente sul mercato internazionale.
Marco Tronchetti Provera, nel 2000, riesce a salvare la milanese Pirelli vendendo la OTI alla Corning Incorporated, per la cifra di 4,7 miliardi di dollari.

2) Creatività
Per risolvere i problemi, spesso la creatività e la flessibilità aiutano a trovare nuove soluzione per rinnovare e rilanciare un’azienda.
Marco Sala, CEO della International Game Technology (che opera in Italia con il marchio Lottomatica) è riuscito a ottenere questo ruolo grazie alla sua capacità di saper affrontare le sfide.
Con coraggio e fiducia, Sala sa come sfruttare il know how e accontentare le esigenze di ogni governo, fornendo la giusta tecnologia e i servizi adatti.
Remo Ruffini, invece, ha trasformato il marchio “Moncler” in sinonimo di “piumini d’oca”. Grazie alla sua creatività, il piumino francese si è trasformato da puro oggetto tecnico, con il solo scopo di mantenere caldi, in un capo d’abbigliamento adatto a ogni occasione.

3) Esperienze all’estero
Le esperienze all’estero sono fondamentali per scoprire nuovi modi d’operare, ma è soprattutto importante la voglia di conquistare il mercato estero e uscire dal provincialismo.
Come abbiamo già visto, grazie all’intervento di Moscetti, Amplifon è diventata internazionale.
Franco Moscetti, nel 2001, lascia l’Italia per trasferirsi a Parigi, diventando responsabile della Divisione Ospedaliera a livello Internazionale e Président-Directeur Général di Air Liquide Santé France.
Remo Ruffini, con solo il diploma in tasca, raggiunge il padre a New York e si iscrive a un corso di fashion marketing, a Boston, lavorando contemporaneamente nel campo della moda.
Marco Tronchetti Provera dopo essersi laureato in Economia alla Bocconi, nel 1971, parte per Londra per un semestre di apprendistato in un’azienda di trasporti marittimi. Impara molte cose sulla logistica e riporta le sue intuizioni in Italia.

4) Naso per la vendita
Il saper vendere e vendersi va a braccetto con le altre cose che hanno in comune i cinque più grandi manager italiani. Creatività, apertura e fiducia verso le nuove tecnologie, apertura verso l’estero e, ancora, il saper parlare in modo chiaro e convincente.
I discorsi di Sergio Marchionne hanno il pregio di poter arrivare a chiunque, di rassicurare, riuscendo a ottenere una meritata fiducia.
La scelta di Marco Tronchetti Provera (di vendere Pirelli a Chem China) ha fatto in modo che Pirelli non sprofondasse in un baratro. L’azienda avrà una gestione finanziaria cinese, ma con sede principale a Milano.

5) Innovazione tecnologica
L’apertura verso le nuove tecnologie si dimostra indispensabile, va di pari passo con l’idea di “cambiamento”.
Marco Sala crede che investire nella tecnologia sia fondamentale, al punto che ogni anno l’Igp versa circa 300 milioni di dollari alla ricerca e allo sviluppo, con l’obiettivo di soddisfare i consumatori con nuovi intrattenimenti.
Quando Marco Tronchetti Provera assume la guida operativa del gruppo Pirelli si concentra sullo sviluppo tecnologico del settore dei pneumatici e dei cavi e nel 2002 presenta il nuovo piano industriale di Telecom Italia con focus sullo sviluppo della connettività a banda larga.

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