Salvini Nero, l’asta dell’opera di Veggetti Kanku oltre i 45 mila euro

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Ha raggiunto la cifra di 24 mila euro l’asta lanciata su web da Luigi Christopher Veggetti Kanku, artista di origine congolese che da quando aveva 5 anni vive a Meda. L’opera in vendita sul sito www.salvininero.com è proprio un ritratto pop di Matteo Salvini con la pelle nera, il collare da prete, il vestito arcobaleno e le parole di “Bella Ciao” sullo sfondo. I rilanci su web, totalmente anonimi, scadono il 1 febbraio quando l’opera verrà aggiudicata e il ricavato verrà tutto devoluto in beneficenza e per progetti artistici multiculturali. A raccontarci come è nata l’idea è lo stesso artista «La mia è una provocazione artistica per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema non tanto dell’immigrazione, ma della discriminazione attuata dal leader della Lega Nord. Tutto è partito dall’idea di prendere la foto scelta dallo staff di Salvini per i santini elettorali e renderla pop art ribaltandone il significato ed esprimendo un dissenso: Salvini ha sempre strumentalizzato i temi dell’immigrazione, delle differenze culturali o etniche e sociali per il suo unico fine ovvero ottenere consensi e potere, non davvero per occuparsi di quei problemi e anche la sua presunta “vicinanza” alla Chiesa è falsa ecco perché l’ho fatto diventare un prete». A dire il vero Salvini ha risposto sui social in modo ironico: «Quasi quasi partecipo all’asta. L’arte (se è davvero arte) non ha confini», ha scritto su Instagram il leader leghista. «Mi ha stupito la celerità, ma mi ha confermato quello che già sapevo» ha chiosato l’autore del quadro. Non hai paura che qualcuno possa pensare che hai usato Salvini per ottenere tu maggiore visibilità? «Prima di tutto non è così, visto che ormai sono un artista quotato a livello internazionale e sono il primo artista di origine africana professionista in Italia – ha aggiunto Luigi – ma anche se fosse cosa ci sarebbe di male? Io sogno che questo quadro possa essere replicato come le icone della pop art. la cosa incredibile è che la maggior parte della gente che sta rilanciando il prezzo dell’asta e che mi contatta fa parte del centro e del centrodestra; vuol dire che hanno capito qual è il vero messaggio dell’opera». Al di là della provocazione e dell’asta, Luigi Christopher può raccontare una storia incredibile di talento e volontà. «Sono stato adottato a cinque anni da una famiglia di Meda e ho sempre vissuto qua – ha detto – non ho studiato arte e già da piccolo ho iniziato a dipingere; mentre frequentavo la scuola di grafica pubblicitaria ho fatto una mostra di quadri a scuola e sono riuscito a venderli ai professori! Persino alla docente di grafica che mi aveva messo 4!!!». Dal 1989 al 2002 quando i suoi quadri sono stati inseriti nel catalogo dell’Arte di Mondadori e Giuffrè editore, Luigi Vegetti Kanku ha affinato la sua arte classificata dai critici come neo impressionista e monocroma. «Dipingevo il paesaggio urbao africano in monocromo per dare l’idea del ricordo – ha spiegato – poi ho iniziato a distruggere la tela e oggi sono proteso più all’astratto». Con la pubblicazione del catalogo e le prime mostre l’artista congolese-medese è arrivato alle gallerie d’arte più importanti e poi alle mostre su strada, fino ad esporre a New York, londra, Goteborg e Berlino. «In Italia se lavori solo qui non sei nessuno o quasi, mentre se torni dall’estero diventi un dio e così è stato per me: in particolare l’America è ancora il paese dove se hai un sogno e lotti per quello lo realizzi!». Luigi è anche tornato nel suo Paese che oggi vive una situazione migliore: «Quando sono andato ho scoperto che gli artisti locali dipingevano gli stessi paesaggi urbani che facevo io e così ho capito che le radici restano dentro – ha concluso – ma devo ammettere che sono stato fortunato ad essere in Italia, un Paese che amo e dove vivono le mie due bambine di 11 e 13 anni, un Paese che mi ha dato la possibilità di migliorare la mia condizione di vita e infine un Paese che sta diventando – ed è naturale che accada – sempre più multiculturale e multietnico». Progetti per il futuro? «Ora sto lavorando con altri artisti sull’ambiente e sogno una mostra magari al Parco di Monza, chissà…»

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